Sweet Movie – Dusan Makavejev, Francia Germania Canada, 1974, 90 minuti
Sweet Movie è composto di due storie intarsiate. Nella prima, che ha per bersaglio, la società capitalistica, assistiamo alla bizzarra odissea di una ragazza americana eletta, tra altre vergini, Miss Mondo 1984, la cui virtù, come quella della Justine di De Sade, è esemplarmente punita dalla società consumistica, tanto che la poverina finisce col soccombere dentro a una colata di cioccolata fusa. Nella seconda storia, non meno grottesca, abbiamo un marinaio zarista, taumaturgicamente sopravvissuto alla rivolta della nave “Potemkin”, che in un canale olandese viene raccolto da un vascello che ha per polena l'effigie di Marx e per pilota una giovane rivoluzionaria. Tra Il marinaio puro di cuore non per nulla si chiama Bakunin e la ragazza s'intrecciano spudorate effusioni erotiche, finché la virago, dopo averlo castrato, non lo uccide nella stiva carica di zucchero.
Il senso sembra questo: che le rivoluzioni, dapprima melliflue, finiscono poi col sacrificare ,i figli migliori. Sweet Movie ci mostra il ritorno all'infanzia carnale come strumento per abbattere ogni sovrastruttura ideologica e quindi ogni repressione politica, per spogliare ,l'umanità del suoi tabù e dei suoi miti, salvarla, e condurla cosi al godimento e alla felicità.
Dusan Makavejev fa parte di quella piccola ma attivissima cerchia di autori impegnati in una personale lotta contro censura e istituzioni per creare una forma cinematografica del tutto slegata da mode, costrizioni e messaggi edificanti. Un cinema in cui potessero andare a braccetto la denuncia sociale e la follia liberata, la psicanalisi e l'occultismo, il sogno sfrenato e la realtà più agghiacciante. L'anarchia visiva del regista è un'arma puntata contemporaneamente sia contro il comunismo che il capitalismo, il primo intollerante alla creatività se non quella approvata dal regime e l'altro per il consumismo che educa visivamente i suoi spettatori persino in materia erotica.
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