Per anni sono rimasti quasi invisibili. L’infrastruttura fisica di un mondo, quello di internet, che ci eravamo abituati a considerare immateriale. Ma da qualche anno a questa parte, complice l’ascesa dell’AI, i data center ora si vedono eccome, a volte persino troppo. E così, mentre in Italia cresce la domanda per costruire nuovi centri dati, cresce anche la resistenza delle comunità locali che li ospitano. Il fenomeno di protesta contro la costruzione di data center – edifici che ospitano potenti computer, server e sistemi di archiviazione dei dati – è nato in realtà negli Stati Uniti, dove gode di un sostegno bipartisan.

Ma il movimento, ormai, è arrivato anche in Europa. Innanzitutto in Irlanda, dove i data center consumano circa un quinto dell’elettricità di tutto il Paese. Ma anche in Italia, dove nell’hinterland di Milano si concentra la stragrande maggioranza delle richieste presentate nel Paese. A volte, le proteste nascono da gruppi di cittadini che si oppongono alla costruzione di un data center vicino a casa. In altri casi, hanno a che fare più in generale con i timori relativi all’intelligenza artificiale e allo strapotere delle grandi società tecnologiche.