L’invasione degli americani senza che nessuno abbia chiesto permesso al popolo siciliano.
La storia, si sa è un corso e ricorso, ma evidentemente a nessuno ha insegnato qualcosa soprattutto quando questo paese è provvista di una Costituzione e di un Articolo 11.
“Non con gli stessi occhi devono aver visto le cose i militari, ma il risultato non fu diverso. Il luogo dovette apparire ad essi abbastanza difendibile: mare, palude e fiume dai due lati, ai piedi della collina; una scarpata da rinforzare con un muro a secco, o con blocchi di tufo squadrato, nei punti più accessibili degli altri alti. Ma i calcoli dei militari sono spesso ottimistici, e mare fiume palude e muro si sarebbero rivelati, purtroppo, difesa inefficace contro Siracusani Gelesi Punici Mamertini e Romani: miserevole baluardo, quanto la rete di filo spinato tesa lungo la spiaggia, a bloccare lo sbarco dei Siculo-Americani all’alba di quel 10 luglio del 1943 e a proteggere lo sparuto drappello di Italo Siculi accampati, ignari, tra i ruderi del tempio di Atena, sacrilegamente adibito a cucina da campo! I fucili modello 91, con i loro soli cinque colpi in canna, sarebbero stati spazzati via da tanks, e non per una meschina vendetta divina. Gli dèi fuorché nelle fantasie dei poeti e negli anatemi dei profeti, soprattutto dopo la loro “caduta”, sono sempre stati indifferenti, o imparziali, o neutrali, o impotenti, nelle sporche faccende degli uomini. Figuriamoci! Per una cucina economica, poi! Ben altre offese e danni al loro prestigio e ai loro beni immobili avevano tollerato, quando i camarinesi antichi, donne vecchi e bambini, come sempre nelle antiche cronache di guerra, si riversavano urlanti e supplicanti nei templi, ad abbracciare i loro altari di pietra e a chiedere scampo anche da invasori della loro stessa stirpe.Ma forse i primi colonizzatori pensavano di dover temere soltanto attacchi e scorrerie da parte di contadini e pastori indigeni o di isolate navi di pirati, non da amici e nemici già ricchi e potenti. Le cose andarono diversamente.
Gli indigeni siculi non li molestarono molto, collaborarono anzi con loro e li sostennero, entrarono in un certo modo nella loro organizzazione sociale e giuridica, si “ellenizzarono”. Di azioni piratesche nel senso proprio, poi, la storia non dà notizia. Devastazioni, distruzioni, saccheggi, e deportazioni furono “azioni di guerra” e conseguenza della politica espansionistica di altre città ben più popolose e potenti, in lotta per la supremazia militare ed economica in Sicilia. Anche le ricostruzioni e i ripopolamenti della città appaiono in gran parte frutto di un gran gioco di potere, i cui Camarina, soprattutto nel suo primo secolo e mezzo di vita, non fu che un’umile pedina, un oggetto di patteggiamenti, di scambio e di conquista” (tratto dal libro il Tesoro di Cammarana di Virgilio Lavore alla sua seconda ristampa per i 100 anni dalla nascita di mio zio)
Ogni 10 luglio c’è l’usanza di onorare con una lapide lo sbarco degli Miricani nella frazione marinara di Scoglitti. Il sindaco di questo piccolo borgo ha ben deciso di invitare dei militari di Sigonella nel palazzo di città prima e poi a Scoglitti per onorarne, strette di mano ed infine renderne grazia per averci liberato dai tedeschi. Anche meno. Soprattutto come si stanno comportando oggi i Miricani. I nostri anziani dicono che bisogna farlo perché a quest’ora parleremmo in tedesco. Non onorare i partigiani siciliani. No. I Miricani. Dove, noi antifascisti, abbiamo sbagliato non si sa. Il termine Sbarco è una parola impropriamente usata, i Miricani non se ne sono mai andati. Il Capitano di Vascello Daniel Martins, comandante della Naval Air Station di Sigonella, presente al sit in di questa mattina a Scoglitti, in una dichiarazione aveva espresso l’importanza della collaborazione con l’eccellente (nientedimeno) personale della NAS Sigonella: “Dal 1959, lavoriamo insieme per garantire pace e stabilità nella regione “In realtà la regione, con la complicità dello stato italiano è direttamente responsabile delle continuazioni delle guerre e del genocidio del popolo palestinese. In un’altra dichiarazione di Martins:
“Il Muos è gestito nel rigoroso rispetto di tutti gli standard di sicurezza nazionali e internazionali e che il sistema è sicuro e non comporta rischi per la salute della popolazione”. Ma non mi pare. Il Muos è uno strumento di morte, sia per la funzione che svolge e sia per il territorio e per la salute delle persone di Niscemi e non solo e sono in forte aumento i casi di tumore. Basta guardarsi intorno, tutto è poi riconducibile alla guerra e alla morte: dalle linee ferroviarie utilizzate per trasporto in ambito di guerra, fino ai sottomarini militari sullo Stretto “invaso” fortunatamente dai delfini e capodogli. D’altronde questo è il normale funzionamento di qualsiasi Stato, condurre le guerre, per accumulare capitale, utilizzando la scienza e la tecnologia. Le università italiane che fanno ricerca di intelligenza artificiale, di robotica e di droni che a sua volta vengono affiancate dalle aziende per uso bellico. Vedete la Leonardo SPA. La Webuild di cui è affidata la costruzione della Società Ponte sullo Stretto ha le mani ben inserite nei meandri dei lavori infrastrutturali in tutta la Sicilia, come ad esempio il raddoppio del lotto 1 dell’autostrada Ragusa – Catania. Ma non è stato un semplice sbarco di liberazione dai tedeschi e dal nazifascismo, bensì una continua e ben radicata colonizzazione e occupazione di tutto il territorio siciliano. Difatti.I Miricani si sono presi il braccio…”Per quanto sottovalutato, il ruolo dei nuclei antifascisti siciliani, che già si erano ribellati al fascismo e all’occupazione tedesca è stato fondamentale.
Tuttavia gli Stati Uniti non fecero questo per puro spirito altruista, pianificarono l’occupazione alleandosi con le famiglie siculi americane di cosa nostra: Vito Genovese , Luchy Luciano, Joe Adonis… Noti mafiosi furono nominati sindaci 62 su 76 nella sola provincia di Palermo. Sin da subito l’avanzata degli alleati si rivelò una forza di occupazione, stragi di contadini innocenti e militari italiani fatti prigionieri come a Biscari, Piano Stella, senza considerare le migliaia di vittime dei bombardamenti. I siciliani si resero conto presto che la liberazione non aveva cambiato la loro condizione di miseria, non ci fu, tranne rare eccezioni, la promessa di epurazione dei fascisti dagli uffici pubblici o dall’esercito. Anche gli stessi fascisti vennero individuati come alleati nella guerra al comunismo e fatti prigionieri, vennero debitamente addestrati a continuare la loro battaglia sotto la direzione dei servizi segreti statunitensi. I fascisti finivano sotto l’ ala protettiva degli Usa, come la X mas di Junio Valerio Borghese.
Alla fine del 1944 quando avvenne il richiamo alle armi, in nome di Vittorio Emanuele di Savoia, nel nuovo esercito italiano, comandato dagli stessi generali del ventennio fascista, i siciliani scelsero la via della rivolta, anche armata , dando vita al moto “non si parte” rappresentò la volontà del popolo siciliano stanco di guerre e militarismo. Alla fine della guerra il territorio fu riempito di basi militari americane e Nato.Nel 1949, nacque il Patto Atlantico, fondamento della Nato. I firmatari del Patto Atlantico furono spinti a realizzare concretamente le strutture militari previste dagli accordi, con gli Stati Uniti che assunsero fin da subito il ruolo di protagonisti. Entro l’anno successivo era pienamente operativa “l’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord” (NATO) nella forma di un’alleanza militare dotata di truppe permanenti. Il 4 aprile 1949, viene firmato il patto, nello stesso anno la base navale di Augusta viene predisposta come base per sottomarini nucleari. Nel 1953 gli Stati Uniti acquistano in zona sigona nuova e Sigonella, a 20 km da Catania, un terreno per la costruzione della base di appoggio per la sesta flotta americana cui è designato il compito di controllo del Mediterraneo. Nel 1955 una base di comunicazioni viene installata sul monte Lauro al confine tra le provincie di Ragusa e Siracusa. Nel 1958 la base di Augusta viene ampliata e potenziata la sua difesa. Nel 1960 viene ampliata Sigonella con una spesa di 6 miliardi” (Pippo Gurrieri – Sicilia Libertaria)
NO!! A SICILIA NO!! Poesia cantata dal siciliano Franco Trincale
No! a Sicilia no! Basi e missili nun nnì vò.’
‘N Sicilia c’è u guvernu di li pupi a Roma
c’è u guvernu di li “lupi”
‘M Palermo l’assissuri burattini a Roma c’è Lagoriu e Spadulini e ccu l’accordu di li “piscicani”
si vinnunu a Sicilia ai Miricani.
No! a Sicilia no! Basi e missili nun nnì vò.
‘N Sicilia c’è u guvernu e cchi nni valisi poi cumanna sempri a “capitali” la storia si ripeti e Spadulini futti d’acapu a li “garibaldini”
No! a Sicilia no! Basi e missili nun nnì vò.
‘Ntà terra nostra ca ni duna u panivonnu mpiantari i basi amiricani, ‘nta sta Sicilia marturiata terravonnu mpiantari l’armi di la guerra ma u Populu nun voli bummi e razzie lotta unitu contru di li pazzi.
No! a Sicilia no! Basi e missili nun nnì vò.
Lagoriu Spadulini e guvirnanti a sta Sicilia ciata ddari cunti cucchiamuni “diavuli” ccu “santi” ppa non fari passari a st’armamenti “russi” “bianchi” “gialli” nun importa na m’appuiari tutti arreri a porta
pp’addifinniri a vita e a nostra sorti e nun fari passari ‘o Commisu la morti.
No! a Sicilia no! Basi e missili nun nnì vò
…. e tutto il corpo
Quando mio zio lamentava della cucina economica sul tempio di Atena è proprio in quel momento e non solo, che stavano tramando qualcosa di brutto per l’isola senza chiedere il permesso al popolo siciliano. Io la chiamo invasione e voi? Solo in Sicilia, tra basi americane e NATO siamo a quota 20-30 singoli punti sensibili e 6 istallazioni principali, in Italia circa 120 basi militari con 15.000 soldati USA e molte informazioni rimangono segrete.
NAS Sigonella (Naval Air Station):
Situata tra Catania e Siracusa, è il pilastro della logistica e della sorveglianza. È gestita dalla US Navy ma utilizzata dalle forze alleate ed è un centro nevralgico per il decollo di aerei da pattugliamento marittimo e droni da ricognizione (come i Global Hawk) impiegati per monitorare il Nord Africa, il Mediterraneo e il Medio Oriente.
MUOS di Niscemi (Mobile User Objective System): Sito nella provincia di Caltanissetta all’interno di una stazione di trasmissione della Marina USA, è un sistema di comunicazioni satellitari ad altissima frequenza. Permette il coordinamento globale delle operazioni navali e dei sistemi di comando su scala planetaria.
Trapani-Birgi: Scalo che condivide le infrastrutture con il 37° Stormo dell’Aeronautica Militare italiana. Svolge un ruolo di supporto per i velivoli radar AWACS della NATO, impiegati per monitorare lo spazio aereo del Sud Europa. Queste installazioni sono regolamentate dal NATO SOFA dal 1951 e dai successivi accordi bilaterali Italia-USA, che ne consentono il libero utilizzo per scopi di rifornimento, logistica e intelligence, sebbene operazioni belliche specifiche richiedano sempre l’autorizzazione del governo italiano.
È in corso il progetto per l’addestramento dei piloti del velivolo da combattimento di quinta generazione Lockheed Martin F-35 Lightning II.135ª Squadriglia radar remota – Marsala (TP)137 Squadriglia Radar Remota – Noto (SR)Target Range – Pachino. Poligono di tiro Drasy NATO – Agrigento Porto di Augusta (Siracusa), in un’area ad altissimo rischio ambientale, c’è la sede di un’importante base della Marina militare italiana e del principale polo navale delle forze USA e NATO nel Mediterraneo.
Gli storici compagni del glorioso e storico comitato NO MUOS gridano a gran voce: Yankees go home – Miricani a casa
La Sicilia diventa sempre più militarizzata, le recenti notizie del porto di Messina che si prepara per alloggiarvi pattugliatori d’altura di nuova generazione di guerra della marina militare italiana, e l’ aeroporto di Comiso, dove sono stati monitorati atterraggi di velivoli militari. Oggi la colonizzazione continua e nel frattempo che ci siamo invadiamo anche con la lingua inglese, frutto di errori storici con la scusa di avere una lingua internazionale dove tutti si possono capire e sono obbligati a saperla e se non la sai sei sfigato. Quindi ricapitoliamo: basi militari con bandiera statunitense, lingua inglese con bandiera anglo statunitense. Non voglio passare come una di destra e fissata col nazionalismo, ma qua stiamo esagerando. L’inglese è diventato di uso comune, i dialetti stanno scomparendo e non per colpa della società bensì dei vari martellamenti pubblicitari e del regresso della globalizzazione. Cosa vi costa dire “fine settimana” al posto dell’usurato e ormai vecchio e per me assai desueto “weekend”? Dopo 80 anni continuiamo a ribadire l’articolo 11 della nostra Costituzione e continuiamo ad usare una lingua colonizzatrice. Perché ci indignamo per gli americani ad una commemorazione in onor loro e non per la lingua inglese che ha preso il dito, il braccio, il corpo ed è pure entrata a piede dritto nel nostro linguaggio comune mettendo di lato la nostra lingua?? Cos’è, vi pare normale??