L’8 agosto 1956 il Bois du Cazier di #Marcinelle, in Belgio, fu teatro di una delle più gravi catastrofi minerarie della storia europea: un incendio nelle gallerie intrappolò centinaia di lavoratori, causando 262 vittime provenienti da dodici Paesi, di cui 136 italiani. Una ferita che segnò profondamente la comunità italiana emigrata e i rapporti tra Italia e Belgio.
Per decenni alcune vittime sono rimaste senza identità. Oggi, a settant’anni dalla tragedia, arriva una notizia importante: uno dei minatori “senza nome” è stato finalmente riconosciuto. Si tratta di Bruno Pompeo, nato il 2 aprile 1928 a Racale, partito per il Belgio il 28 luglio 1951 in cerca di lavoro e di una vita migliore. Dopo aver lavorato nei pozzi di Monceau-Fontaine, era arrivato al Bois du Cazier nel 1952 ed era tornato nella miniera nel giugno 1955, dove è rimasto fino al giorno dell’incidente.
L’identificazione è stata possibile grazie al lavoro avviato nel 2021 dall’Istituto nazionale di criminalistica e criminologia belga (INCC), con antropologi, odontologi, medici legali e la squadra DVI, attraverso l’analisi dei resti e il confronto del DNA con i campioni forniti dai familiari. Il Bois du Cazier ha ringraziato la famiglia Pompeo per aver partecipato alle procedure.
Settant’anni dopo, un uomo che aveva lasciato tutto per costruirsi un futuro sotto terra riottiene almeno questo: un nome e una storia.
Otto vittime restano ancora senza nome
Al 7 agosto 2026, a settant’anni dalla tragedia, delle quattordici salme mai identificate e riesumate nel 2021 per le analisi del DNA (ma le tombe anonime al cimitero di Marcinelle sono 17, perché tredici minatori non furono mai ritrovati e risultano tuttora dispersi), sei sono state riconosciute: ne mancano quindi otto. Tra le identificazioni più recenti figurano due minatori confermati nel maggio 2026 (tra cui Pietro Basso, nato a Fiume Veneto) e lo stesso Bruno Pompeo, il cui riconoscimento è stato annunciato alla fine di ottobre 2026.
La cronologia delle identificazioni: una prima vittima nel 2022, tre tra il 2024 e il 2025, poi altre cinque nel 2026 — per un totale di sette/otto secondo le fonti e le date di pubblicazione Le ricerche proseguono, e il Bois du Cazier continua a sollecitare i discendenti delle vittime a fornire campioni di DNA.
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