Gatti di Pompei, arriva il libro fotografico dedicato ai felini degli scavi
A Pompei non sono soltanto le domus, gli affreschi e le strade romane ad attirare l’attenzione dei visitatori. Tra le presenze più assidue tra gli scavi ci sono anche i gatti, ormai riconoscibili da chi frequenta il sito archeologico e apprezzati da migliaia di persone sui social network. A loro è dedicato Gatti di Pompei, il volume fotografico pubblicato da Giunti Editore in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei.

Il libro racconta, attraverso immagini e brevi storie, la vita quotidiana della colonia felina che abita l’area archeologica. Un punto di vista insolito sulla città antica, osservata non soltanto attraverso le sue testimonianze storiche, ma anche grazie agli animali che oggi ne frequentano giardini, vicoli e spazi aperti.
Il progetto nasce dalle fotografie donate al Parco da Silvia Vacca, archeologa e fotografa, che ha documentato i felini nei momenti di tranquillità, quando il ritmo delle visite rallenta e gli ambienti archeologici si prestano a uno sguardo più intimo.
Gatti di Pompei: le fotografie raccontano la vita quotidiana degli scavi
I protagonisti del volume si muovono tra le architetture romane con la naturalezza di chi conosce ogni angolo del proprio territorio. Si riposano nei giardini, attraversano le strade antiche e trovano riparo negli spazi del Parco, diventando parte del paesaggio contemporaneo di Pompei.

L’obiettivo di Silvia Vacca si sofferma su questi momenti ordinari, lontani dalle immagini più consuete del sito archeologico. Ne emerge un racconto per fotografie che mette in relazione il patrimonio culturale e la vita animale, senza perdere di vista la particolarità di un luogo in cui le tracce del passato convivono con la frequentazione quotidiana del presente.
La notorietà dei gatti pompeiani, alimentata anche dalla circolazione delle loro immagini online, ha contribuito a renderli riconoscibili a un pubblico che va oltre quello degli appassionati di archeologia. Il libro raccoglie questa attenzione e la trasforma in un’occasione per conoscere meglio gli animali e le persone che se ne prendono cura.
Quanti sono i gatti di Pompei e chi si occupa di loro
Secondo le informazioni diffuse dal Parco Archeologico, la colonia felina è composta da circa 40-50 gatti. La loro presenza richiede un’attività organizzata di controllo e assistenza, necessaria per conciliare il benessere degli animali con la conservazione delle strutture archeologiche e la sicurezza dei visitatori.

La gestione non si limita alla distribuzione del cibo. Comprende interventi veterinari, monitoraggio delle condizioni di salute, sterilizzazioni e attività di prevenzione degli abbandoni. Anche l’eventuale affidamento degli animali a nuove famiglie rientra nelle iniziative dedicate alla colonia.
Un aspetto importante riguarda proprio gli abbandoni: il Parco segnala di contrastarli anche attraverso il sistema di videosorveglianza, nell’ambito delle misure di tutela adottate all’interno dell’area archeologica.
Il lavoro di Archeogatti Onlus
A rendere possibile la cura quotidiana dei felini è la collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e Archeogatti Onlus, associazione presieduta da Antonella Carotenuto.
I volontari seguono gli animali con il supporto dei veterinari dell’ASL e del personale di vigilanza del Parco. Le attività comprendono la gestione dell’alimentazione, il controllo sanitario, le campagne di sterilizzazione e le iniziative per favorire le adozioni.
È un lavoro che richiede continuità e attenzione, perché la presenza degli animali in un sito archeologico di rilevanza internazionale comporta esigenze specifiche. La cura della colonia deve infatti tenere conto sia delle necessità dei gatti sia della protezione di un patrimonio culturale fragile e sottoposto a tutela.
Il libro sostiene idealmente la tutela della colonia felina
Gatti di Pompei non è soltanto un progetto fotografico dedicato agli animali più conosciuti degli scavi. Il volume richiama anche l’attenzione sulle attività necessarie per garantire loro assistenza e condizioni di vita adeguate.
Il lavoro di Archeogatti Onlus si basa sull’impegno dei volontari e sul sostegno di chi desidera contribuire alla cura della colonia. L’associazione mette a disposizione informazioni sulle modalità di supporto e sulle possibilità di adozione dei gatti.

Chi è interessato può consultare il sito ufficiale dell’associazione, verificando direttamente i riferimenti aggiornati per le donazioni (BancoPosta cc: 001070667322 IBAN: IT04X0760103400001070667322), e le procedure di adozione.
I gatti nell’antica Pompei: un rapporto da approfondire
La presenza dei felini nel sito offre anche uno spunto per guardare alla storia della città da una prospettiva diversa. Il rapporto tra esseri umani e gatti nel mondo antico è un tema di interesse per gli studi storici e archeologici, ma ogni testimonianza deve essere interpretata nel proprio contesto.
La colonia che vive oggi negli scavi, naturalmente, non rappresenta una continuità biologica dimostrata con gli animali presenti in età romana. È piuttosto una componente della vita contemporanea del Parco, che si affianca alle ricerche e alla conservazione delle testimonianze antiche.
Pompei continua così a essere un luogo in cui convivono diversi livelli di esperienza: quello della ricerca scientifica, quello della visita culturale e quello della vita quotidiana. I gatti aggiungono a questo insieme una presenza riconoscibile, capace di suscitare curiosità e affetto senza sostituirsi al valore storico del sito.
Dove acquistare Gatti di Pompei
Il volume Gatti di Pompei, pubblicato da Giunti Editore in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, è disponibile nelle librerie e online, oltre che nei punti vendita del Parco.

Per chi ama i gatti, il libro offre una raccolta di immagini dedicate a una colonia felina particolare. Per chi conosce Pompei soprattutto attraverso le sue vestigia romane, rappresenta invece un’occasione per osservare gli scavi da un’altra angolazione: quella degli animali che oggi li abitano e delle persone che si impegnano ogni giorno per proteggerli.
