Per capire perché, ogni volta che accedi a qualcosa on line, stai dando qualcosa di tuo a qualcuno, senza saperlo.
Difficoltà: bassa.
Da leggere prima: niente in particolare.
Ogni volta che interagisci con qualche piattaforma online, stai lasciando informazioni su di te da qualche parte. Quali?
Potremmo dire “tutto”, ma voglio essere più preciso.
Che tu stia aprendo le notizie offerte da Google sul telefonino, o scrivendo qualcosa su un social network come Facebook o Instagram, queste piattaforme ti stanno tracciando, stanno osservando cosa fai online e quali siti visiti prima e dopo averle aperte.
Sanno quali link hai aperto, quanti secondi ti sei soffermato su una certa immagine o su una notizia, con chi hai interagito, a che ora ti sei svegliato, perché stai andando a un certo appuntamento, e molte altre cose. Lo sanno perché tutte le tue abitudini online, ma intendo proprio tutte, vengono raccolte e catalogate.
Tutte le informazioni acquisite su di te vanno a finire in una specie di cartellina digitale che le contiene. Le tue abitudini, le tue preferenze, persino le tue speranze: tutte queste caratteristiche che ti distinguono sono già state organizzate e salvate in un computer da qualche parte nel mondo.
Forse questa cosa ti sembra normale, ma non è sempre stato così. E’ qualcosa che accade da qualche decennio a questa parte. E se non ti accorgi di quanto sia strano, allora significa che stai leggendo le pagine giuste.
Oggi, dicevamo, tutte queste informazioni raccolte servono per creare una specie di tuo gemello, un insieme di informazioni che descrivono chi sei, di caratteristiche che hai, di cosa pensi e cosa ti piace.
Più navighi su internet, più informazioni vengono raccolte su di te, più il tuo gemello digitale corrisponde al “te” reale.
Le piattaforme di cui ti parlavo modellano una “copia” di te, fatta di dati sulle tue azioni, sulle preferenze, su quanto tempo hai impiegato a cliccare su un link dopo che ti è stato mostrato.
Una volta costruita questa identità, saputo cosa le piace, sarà facile capire cosa vendere all’utente reale, di cosa potrebbe avere bisogno e cosa proporgli nelle varie pubblicità online.
Ad esempio, quando visiti il sito di una casa automobilistica non stai soltanto sfogliando un catalogo di automobili ma stai anche dicendo implicitamente a quell’azienda (e al motore di ricerca che ti ha portato lì) che tipo di auto cerchi, quale potrebbe piacerti, eccetera. A questo punto potresti chiederti cosa c’è di male, o potresti chiederti perché tutto questo discorso ti riguarda. E la risposta è – secondo me – spaventosa.
I dati raccolti su di te dicono molto più di quanto pensi.
Dicono con quanta probabilità ti potrebbe piacere un certo prodotto che ti verrà mostrato (e ti verrà proposto sempre più spesso), dicono da chi sei attratto sessualmente, qual è il tuo pensiero, qual è la tua religione, e addirittura chi voterai e perché.
Capito tutto questo, per le piattaforme diventa possibile fare anche qualcos’altro: hanno gli strumenti per cambiare le tue idee e le abitudini o sottoporti prodotti (o pensieri) nel modo giusto affinché tu cambi idea su qualcosa. Ed è davvero facile, visto che ti conoscono ormai così bene.
Più le piattaforme sono grandi, gigantesche, più è facile per loro conoscerti meglio di quanto non ti conosca tu. Possono paragonare il tuo profilo ai profili di miliardi di persone in tutto il mondo con un gemello digitale simile al tuo e analizzare, statisticamente, quante persone simili a te hanno votato in un certo modo, ad esempio, o quali prodotti hanno acquistato di ritorno da un viaggio in un certo posto.
Fatto questo, sarà molto facile capire quale video farti vedere affinché tu cambi idea (se questo è il loro scopo), perché lo hanno già sperimentato su moltissime persone identiche a te.
E chi ha dato loro questo potere?
Forse senza volerlo, ma…sei stato tu!
Ricordi quelle clausole che, senza neanche capire del tutto, hai liquidato cliccando “accetta”? Ecco, quelle.
Sì, sei stato tu a cliccare “accetta”.
La buona notizia è che non sei costretto ad accettare questo sistema, o almeno puoi cercare di comprenderlo per limitarlo. Possiamo farlo attraverso la consapevolezza, leggendo queste pagine che, spero, ti aiuteranno a guardare le cose sotto un altro punto di vista.
Ne parleremo meglio nei prossimi post: per ora rifletti su ciò che ho scritto, perché è la condizione in cui ci troviamo tutti, ma anche il primo passo per capire perché e come fare qualcosa al riguardo.