E che cosa rimane alla fine della festa? Un tono di arancione che tutto congiunge. Un filo di verde che mi lega ancora insieme. Non mi sono del tutto persx. Sono ancora io, sono quel sorriso stampato through thick and thin, tra lo spesso e il sottile un sorriso che è uno squarcio. Quanto è difficile riconoscersi attraverso fessure che sono canali che potrebbero portarti ovunque?

Scorro, Acqua nel canale scorro Sto nel flusso disconosco la paura di sciogliermi. In un abbraccio, nell’amore che non si può inscatolare.

Il tempo è invenzione di gente incapace di amare.

In questo anno veloce e lungo imparo a conoscere l’amore. A vederlo attraversarci, unirci, separarci. Su note di afrofuturismo mi commuovo.

Chi sono?

Un alieno, un insieme di batteri e bacilli, un’anima, un animale, il sunto di tutto l’amore che mi ha abitato. Che ho lasciato abitarmi.

Nell’oscurità mi sono fattx paura, Guardato in uno specchio e visto Buio Ho boicottato l’amore. Me lo sono scordato dentro ad una tasca di una giacca invernale. Prezioso cimelio da ritrovare nei giorni freddi, Calore da riscoprire in una pappa cucinata. Ma mi serve ora, mi serve sempre.

Se non mi riconosco posso guardarmi intorno, scrutarmi negli occhi di chi amo e lasciarmi guardare. In tutto il dolore, in tutta la tristezza che non riesce più a stare sepolta, così come io mi sono promessx di vivere.

Mi sono promessx di non lasciarmi morire.

In quanti modi so farmi male?

Mi piace amplificare tutto, portare l’entropia all’estremo delle sue forze, mi deve dar prova dell’obiquità del caos. e ora voglio far rimbombare i muri, zompare i piedi e sovvertire il mondo. Manie di controllo, forse un tentativo di metter mano al disordine. Ma anche Se non posso ballare non è la mia rivoluzione.

Ma dove scorre l’acqua con tutta quella foga? Io me lo continuo a chiedere e nel mentre vado con lei, provo a sguazzare nel flusso della vita senza farmi troppe domande.

Però mi sento anche venir via, scivolare in buchi neri. La tua bellezza non è solo interiore.