UNA DOPPIA GUARIGIONE (7,1-14,15)
Matrimonio di Tobia con Sara 1Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobia disse: “Fratello Azaria, conducimi diritto dal nostro fratello Raguele”. Egli lo condusse alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Lo salutarono per primi ed egli rispose: “Salute, fratelli, siate i benvenuti!”. Li fece entrare in casa. 2Disse a sua moglie Edna: “Quanto somiglia questo giovane a mio fratello Tobi!”. 3Edna domandò loro: “Di dove siete, fratelli?”, ed essi risposero: “Siamo dei figli di Nèftali, deportati a Ninive”. 4Disse allora: “Conoscete nostro fratello Tobi?”. Le dissero: “Lo conosciamo”. 5Riprese: “Sta bene?”. Risposero: “Sta bene e vive”. E Tobia aggiunse: “È mio padre”. 6Raguele allora balzò in piedi, l'abbracciò e pianse. Poi gli disse: “Sii benedetto, o figlio! Hai un ottimo padre. Che sventura per un uomo giusto e generoso nel fare elemosine essere diventato cieco!”. Si gettò al collo del parente Tobia e pianse. 7Pianse anche sua moglie Edna e pianse anche la loro figlia Sara. 8Poi egli macellò un montone del gregge e fece loro una festosa accoglienza. 9Si lavarono, fecero le abluzioni e, quando si furono messi a tavola, Tobia disse a Raffaele: “Fratello Azaria, domanda a Raguele che mi dia in moglie mia cugina Sara”. 10Raguele udì queste parole e disse al giovane: “Mangia, bevi e sta' allegro per questa sera, poiché nessuno all'infuori di te, mio parente, ha il diritto di prendere mia figlia Sara, come del resto neppure io ho la facoltà di darla a un altro uomo all'infuori di te, poiché tu sei il mio parente più stretto. Però, figlio, voglio dirti con franchezza la verità. 11L'ho data a sette mariti, scelti tra i nostri fratelli, e tutti sono morti la notte in cui entravano da lei. Ora, figlio, mangia e bevi; il Signore sarà con voi”. 12Ma Tobia disse: “Non mangerò affatto né berrò, prima che tu abbia preso una decisione a mio riguardo”. Rispose Raguele: “Lo farò! Ella ti viene data secondo il decreto del libro di Mosè e come dal cielo è stato stabilito che ti sia data. Abbi cura di lei, d'ora in poi tu sei suo fratello e lei tua sorella. Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore del cielo vi assista questa notte, o figlio, e vi conceda la sua misericordia e la sua pace”. 13Raguele chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l'affidò a Tobia con queste parole: “Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace”. 14Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l'atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere. 15Poi Raguele chiamò sua moglie Edna e le disse: “Sorella mia, prepara l'altra camera e conducila dentro”. 16Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: 17“Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!”. E uscì.
__________________________ Note
7,13 Il Dio del cielo: titolo divino di origine persiana, applicato al Dio d’Israele nel post-esilio; ricorre in Tb nella doppia forma di “Signore/Dio del cielo” (6,18; 7,12.13.17; 8,15; 10,11.14); s’incontra pure “re del cielo” (1,18).
7,14 l’atto di matrimonio: è il documento scritto, indicato letteralmente come il “documento della coabitazione”.
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Approfondimenti
7,1-8. I due viaggiatori arrivano alla meta, la casa di Raguele. La scena centrale è quella del riconoscimento di Tobia come parente di Raguele. Il dialogo tra gli ospiti e il padrone di casa è una catena di botta e risposta breve e precisa, senza analisi psicologica dei sentimenti, eccetto quel che lascia trasparire l'espressione «balzò in piedi, l’abbracciò e pianse». Sono le azioni che funzionano da rivelatori della psicologia dei personaggi. Il pianto di Raguele, della moglie Edna e della figlia Sara fa intravedere la forte commozione e gioia della famiglia che fece ai due ospiti una «calorosa accoglienza». Fa parte del galateo orientale dapprima salutare: «Salute fratelli, siate i benvenuti»; poi interessarsi dell’identità degli ospiti: «Di dove siete?» e infine l’accoglienza: «fece loro una calorosa accoglienza». Qui «fratello» significa “parente”: Raguele è «fratello» (v. 2) di Tobi. Al centro del dialogo sta Tobi e la sua sventura, la cecità. Raffaele passa in secondo piano fino al momento del pranzo, che sigilla l’ospitalità.
7,9-17. Durante il banchetto, a Raffaele è richiesto di fare da mediatore del matrimonio, figura che entrò a far parte del diritto talmudico e si conserva ancor oggi nel giudaismo ortodosso. Raguele, pur dichiarando la propria volontà di attenersi alla legge, cerca di dilazionare la decisione, confidando che «il Signore provvederà» (v. 11), cioè farà trovare una soluzione che non porti alla morte dello sposo, come è già avvenuto per i sette precedenti mariti di sua figlia. Con espressione che echeggia Gn 24,33, Tobia insiste: «Non mangerò prima che tu abbia preso una decisione». Raguele concede in sposa la figlia secondo la legge di Mosè e quindi secondo la volontà di Dio (7,12). È la prima volta che nella Bibbia viene testimoniato un formale atto di matrimonio con il documento matrimoniale scritto, che poi il diritto talmudico chiamerà ketubâ. Dapprima la dichiarazione paterna: «Prendi tua cugina... Ti viene concessa da oggi per sempre. Il Signore vi assista». Il padre fa la funzione di notaio e dà la benedizione. La formula suona così: «Tu sei suo fratello e lei tua sorella»: la mutua appartenenza è espressa col vocabolario dei legami familiari. Il padre è anche testimone. Soprattutto è lui a guidare e presiedere il rito: chiama la figlia, la prende per mano e l’affida a Tobia pronunciando le parole del rito (v. 13). Viene stilato il documento di matrimonio, poi segue il banchetto nuziale. Sara non ha alcun ruolo attivo in tutta la scena; ma nemmeno lo sposo è attore. Il padre della sposa è l’unico attore. La scena finale rivela i timori del padre e della madre di Sara. Morirà anche Tobia come gli altri sette mariti? Che il matrimonio sia voluto da Dio e secondo la legge di Mosè non basta ad acquietare Raguele. Egli fa preparare «l’altra camera» (v. 15), cioè la camera dei novelli sposi. Che la sposa novella sia accompagnata nella sua camera corrisponde a un uso antico (cfr. Gn 29,23). La madre piange, rivelando i timori suoi e del marito, tuttavia si affida al Signore con un’invocazione. Nell’immaginazione angosciata dei genitori, quella camera diventa una tomba. Ma stavolta il demonio vincerà ancora?
(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)