L’AVVENTURA DEL VIAGGIO (4,1-6,19)

Istruzioni paterne a Tobia 1In quel giorno Tobi si ricordò del denaro che aveva depositato presso Gabaèl a Rage di Media 2e disse in cuor suo: “Ecco che io ho invocato la morte: perché dunque non dovrei chiamare mio figlio Tobia e informarlo, prima di morire, di questa somma di denaro?“. 3Chiamò il figlio e gli disse: “Figlio, quando morirò, dovrai darmi una sepoltura decorosa; onora tua madre e non abbandonarla per tutti i giorni della sua vita; fa' ciò che è di suo gradimento e non procurarle nessun motivo di tristezza. 4Ricòrdati, figlio, che ha corso tanti pericoli per te, quando eri nel suo seno. Quando morirà, dovrai darle sepoltura presso di me, in una medesima tomba. 5Ogni giorno, o figlio, ricòrdati del Signore; non peccare né trasgredire i suoi comandamenti. Compi opere buone in tutti i giorni della tua vita e non metterti per la strada dell'ingiustizia. 6Perché se agirai con rettitudine, avrai fortuna nelle tue azioni. 7A tutti quelli che praticano la giustizia fa' elemosina con i tuoi beni e, nel fare elemosina, il tuo occhio non abbia rimpianti. Non distogliere lo sguardo da ogni povero e Dio non distoglierà da te il suo. 8In proporzione a quanto possiedi fa' elemosina, secondo le tue disponibilità; se hai poco, non esitare a fare elemosina secondo quel poco. 9Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, 10poiché l'elemosina libera dalla morte e impedisce di entrare nelle tenebre. 11Infatti per tutti quelli che la compiono, l'elemosina è un dono prezioso davanti all'Altissimo. 12Guàrdati, o figlio, da ogni sorta di fornicazione; prenditi anzitutto una moglie dalla stirpe dei tuoi padri, non prendere una donna straniera, che cioè non sia della stirpe di tuo padre, perché noi siamo figli di profeti. Ricòrdati di Noè, di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, nostri padri fin da principio. Essi sposarono tutti una donna della loro parentela e furono benedetti nei loro figli e la loro discendenza avrà in eredità la terra. 13E ora, figlio, ama i tuoi fratelli; nel tuo cuore non concepire disprezzo per i tuoi fratelli, e per i figli e le figlie del tuo popolo, e tra loro scegliti la moglie. L'orgoglio infatti è causa di rovina e di grande inquietudine. Nella pigrizia vi è povertà e miseria, perché la pigrizia è madre della fame. 14Non trattenere presso di te la paga di chi lavora per te, ma a lui consegnala subito; se così avrai servito Dio, ti sarà data la ricompensa. Poni attenzione, o figlio, a tutto ciò che fai e sii ben educato in ogni tuo comportamento. 15Non fare a nessuno ciò che non piace a te. Non bere vino fino all'ebbrezza e non avere per compagna del tuo viaggio l'ubriachezza. 16Da' del tuo pane a chi ha fame e fa' parte dei tuoi vestiti agli ignudi. Da' in elemosina quanto ti avanza e quando fai elemosina il tuo occhio non abbia rimpianti. 17Deponi il tuo pane sulla tomba dei giusti, non darne invece ai peccatori. 18Chiedi consiglio a ogni persona che sia saggia e non disprezzare nessun buon consiglio. 19In ogni circostanza benedici il Signore Dio e domanda che ti sia guida nelle tue vie e che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano a buon fine, poiché nessun popolo possiede la saggezza, ma è il Signore che elargisce ogni bene e abbassa chi vuole fino al profondo degli inferi. E ora, figlio, ricòrdati di questi comandamenti, non lasciare che si cancellino dal tuo cuore. 20Ora, figlio, ti comunico che ho depositato dieci talenti d'argento presso Gabaèl, figlio di Gabri, a Rage di Media. 21Non temere, figlio, se siamo diventati poveri. Tu hai una grande ricchezza se avrai il timore di Dio, se rifuggirai da ogni peccato e farai ciò che piace al Signore, tuo Dio”.

__________________________ Note

4,1 Questo testamento (vedi anche 14,4-11) in stile sapienziale, ispirato agli insegnamenti della Scrittura, traccia l’ideale religioso e morale di una comunità giudaica della diaspora.

4,5 Compi opere buone: letteralmente “fai la giustizia”; per questa “giustizia” vedi anche 1,3; 2,14; 4,7; 12,8; 13,6.

4,6 se agirai con rettitudine: letteralmente “se farai la verità”, ossia ciò che corrisponde alla legge di Dio (vedi 1,3; 3,2.5; 13,6; 14,7).

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Approfondimenti

4,1-21. Tobi ha invocato la morte e ora teme che essa sia vicina; si ricorda del denaro depositato presso Gabael e prima di morire dà istruzioni al figlio per ricuperarlo. In realtà, siamo di fronte a un discorso di un maestro di sapienza al discepolo, chiamato «figlio mio» (4,5.12.13.14b.19c). Sostanza di questo “testamento” è un’esortazione in cui si traccia l’identikit del vero Israelita, con impliciti rimandi sia alla legislazione israelitica sia alla collezione dei Proverbi. Il genere del “testamento” potrebbe essere ispirato ai discorsi-testamento di filosofi ellenistici o anche all’esempio di Achikar che dà consigli al nipote Nadab. È difficile individuare una struttura e contare il numero dei consigli. Tuttavia è possibile individuare alcuni “blocchi”, come apparirà dal commento.

4,3-4. Una degna sepoltura era un dovere per l’Israelita: l’assenza di riti funebri e della sepoltura era sentita come una terribile maledizione (cfr. Ger 16,4; 22,18-19; 1Re 14,11; Ez 29,5); per un figlio era un modo per tener viva la memoria dei genitori e il rispetto per essi (cfr. Es 20,12; Prv 23,22; Sir 7,27).

4,5-11. L’introduzione (v. 5) traccia l’orizzonte entro cui si collocano i “consigli” da vivere «ogni giorno» come attualizzazione della fedeltà (= «ricordati») alla torah. Tema di questa sezione è la solidarietà e la giustizia; lo stile è quello di brevi “proverbi” esortativi. L’etica della solidarietà produce questi effetti: dà successo al proprio agire (v. 6); attira la benevolenza di Dio (v. 7); salva dal bisogno (v. 9) e da morte prematura (v. 10); è un «dono prezioso», un’offerta gradita a Dio (v. 11).

4,12-13. La solidarietà si concretizza anche nei rapporti matrimoniali all’interno della propria tribù (endogamia) (cfr. 3,15). La «fornicazione» (v. 12), in greco porneia, ha il senso di «matrimonio irregolare», cioè non secondo la legge giudaica (cfr. 3,14; 8,7). Tobi si richiama alla tradizionale fede dei patriarchi e dei profeti (cfr. Sal 105,15) e all’uso dell’endogamia. La proibizione di sposare una donna «straniera» si trova già in Es 34,15-16; Dt 7,1-4; Esd 9,1-15; Ne 13,25; Ml 2,11.

L’ideale al quale ci si richiama è quello premonarchico della vita tribale. I versetti sottolineano l’amore per i fratelli del proprio popolo. Due pericoli sono evidenziati: l’orgoglio e la pigrizia o mancanza di carattere. Da questi peccati derivano mali sociali rilevanti: rovina, «inquietudine» o assenza di tranquillità sociale, povertà, miseria, fame. La giustizia verso l’operaio è un servizio reso a Dio, che ricompensa. In sintesi viene tracciato un quadro di società ideale.

4,14-19. Questa sezione è introdotta dall'esortazione del v. 14b: «sii ben educato». Si tratta dell’educazione che deriva dai «comandamenti» (v. 19) che corrispondono alla volontà del Signore. Nell’AT la regola d’oro è menzionata solo qui (v. 15a) (cfr. Mt 7,12; Lc 6,31).

Contro l’ubriachezza cfr. Prv 23,29-35; Sir 31,25-31.

Il superfluo va dato in elemosina, prendendosi cura degli affamati e degli ignudi (cfr. Is 58,7; Ez 18,7.16; 24,17; Mt 25,35-36).

«Versa il vino e deponi il pane sulla tomba» (v. 17): allusione a libazioni in onore dei defunti? Se così fosse, non si tratterebbe di una pratica giudaica. L’esortazione è presa dalla Sapienza di Achikar siriaca (2,9-10). Era costume che gli amici offrissero pane e vino alla famiglia del defunto (cfr. Ger 16,7; Ez 24,17.22). Si tratta o di un pasto funebre per consolare chi è in lutto oppure di assistenza e sostentamento di chi ha perduto chi guadagnava.

Sul v. 18 cfr. Prv 19,20 e Sir 37,7-15. Il v. 19 richiama la sovranità di Dio su tutta la vita umana e la sua assoluta libertà («esalta chi vuole»); «nessun popolo possiede la saggezza»: in greco boulē va tradotto meglio con «progetto»; la traduzione sarebbe questa: «non tutti i popoli hanno successo nei loro progetti». È il Signore che, con la sua benedizione, dà ogni bene e fa giungere a buon fine ogni impresa. L’idea, tipicamente sapienziale, è che la fede (e la prassi conseguente) fa sorgere una società più umana, più riuscita.

4,20-21. Tobi lascia al figlio la somma di dieci talenti d’argento (cfr. 1,14; 4,1.2); per ricuperarli Tobia farà un lungo viaggio. Così è già introdotto il tema della narrazione successiva.

Ma Tobi lascia al figlio anche un ammonimento sapienziale: il «timor di Dio», cioè il rispetto e la fiducia in Dio, insieme con l’osservanza della torah o volontà di Dio, ispira la condotta giusta che farà accumulare «una grande ricchezza», cioè il successo e la riuscita.

(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)


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