IL DRAMMA DI DUE FAMIGLIE (1,1-3,17)
Prologo 1Libro della storia di Tobi, figlio di Tobièl, figlio di Ananièl, figlio di Aduèl, figlio di Gabaèl, figlio di Raffaele, figlio di Raguele, della discendenza di Asièl, della tribù di Nèftali. 2Al tempo di Salmanà ssar, re degli Assiri, egli fu deportato dalla città di Tisbe, che sta a sud di Kedes di Nèftali, nell'alta Galilea, sopra Asor, verso occidente, a nord di Sefet.
Racconto autobiografico 3Io, Tobi, passavo tutti i giorni della mia vita seguendo le vie della verità e della giustizia. Ai miei fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte elemosine. 4Mi trovavo ancora al mio paese, la terra d'Israele, ed ero ancora giovane, quando la tribù del mio antenato Nèftali abbandonò la casa di Davide e si staccò da Gerusalemme, la sola città fra tutte le tribù d'Israele scelta per i sacrifici. In essa era stato consacrato il tempio, dove abita Dio, ed era stato edificato per tutte le generazioni future. 5Tutti i miei fratelli e quelli della tribù del mio antenato Nèftali facevano sacrifici su tutti i monti della Galilea al vitello che Geroboamo, re d'Israele, aveva fabbricato a Dan. 6Io ero il solo che spesso mi recavo a Gerusalemme nelle feste, per obbedienza a una legge perenne prescritta a tutto Israele. Correvo a Gerusalemme con le primizie dei frutti e degli animali, con le decime del bestiame e con la prima lana che tosavo alle mie pecore. 7Consegnavo tutto ai sacerdoti, figli di Aronne, per l'altare. Davo anche ai leviti, che prestavano servizio a Gerusalemme, le decime del grano, del vino, dell'olio, delle melagrane, dei fichi e degli altri frutti. Per sei anni consecutivi convertivo in denaro la seconda decima ogni anno e andavo a spenderla a Gerusalemme. 8La terza decima poi era per gli orfani, le vedove e i forestieri che si trovavano con gli Israeliti. La portavo loro ogni tre anni e la si consumava insieme, come vuole la legge di Mosè e secondo le raccomandazioni di Dèbora, moglie di Ananièl, la madre di nostro padre, poiché mio padre, morendo, mi aveva lasciato orfano. 9Quando divenni adulto, sposai Anna, una donna della mia parentela, e da essa ebbi un figlio che chiamai Tobia. 10Dopo la deportazione in Assiria, quando fui condotto prigioniero e arrivai a Ninive, tutti i miei fratelli e quelli della mia gente mangiavano i cibi dei pagani; 11ma io mi guardai bene dal farlo. 12Poiché restai fedele a Dio con tutto il cuore, 13l'Altissimo mi fece trovare il favore di Salmanà ssar, del quale presi a trattare gli affari. 14Venni così nella Media, dove, finché egli visse, conclusi affari per conto suo. Fu allora che a Rage di Media, presso Gabaèl, fratello di Gabri, depositai in sacchetti la somma di dieci talenti d'argento. 15Quando Salmanà ssar morì, gli successe il figlio Sennà cherib. Allora le strade della Media divennero impraticabili e non potei più tornarvi. 16Al tempo di Salmanà ssar facevo spesso l'elemosina a quelli della mia gente; 17davo il pane agli affamati, gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo. 18Seppellii anche quelli che aveva ucciso Sennà cherib, quando tornò fuggendo dalla Giudea, al tempo del castigo mandato dal re del cielo sui bestemmiatori. Nella sua collera egli uccise molti Israeliti; io sottraevo i loro corpi per la sepoltura e Sennà cherib invano li cercava. 19Ma un cittadino di Ninive andò a informare il re che io li seppellivo di nascosto. Quando seppi che il re conosceva il fatto e che mi si cercava per essere messo a morte, colto da paura mi diedi alla fuga. 20I miei beni furono confiscati e passarono tutti al tesoro del re. Mi restò solo la moglie, Anna, con il figlio Tobia. 21Neanche quaranta giorni dopo, il re fu ucciso da due suoi figli, i quali poi fuggirono sui monti dell'Ararà t. Gli successe allora il figlio Assarhà ddon. Egli diede ad Achikà r, figlio di mio fratello Anaèl, l'incarico della contabilità del regno: egli ebbe così la direzione generale degli affari. 22Allora Achikà r prese a cuore la mia causa e potei così ritornare a Ninive. Al tempo di Sennà cherib, re degli Assiri, Achikà r era stato gran coppiere, ministro della giustizia, amministratore e sovrintendente della contabilità e Assarhà ddon l'aveva mantenuto in carica. Egli era mio nipote e uno della mia parentela.
__________________________ Note
1,1 Molti nomi propri in questo libro hanno un significato simbolico, a partire da quello del protagonista: Tobi, forma abbreviata dall’ebraico Tobijah, significa “Bene mio è YHWH”. Questo è anche il significato della forma completa Tobia (v. 9).
1,2 Fu deportato: si deve trattare della deportazione di Nèftali del 734 per opera di Tiglat- Pilèser III, di cui parla 2Re 15,29, che qui viene attribuita al suo successore Salmanà ssar.
1,3 Gli eventi storici qui ricordati spaziano dal 931, anno della secessione della tribù Nèftali dalla casa di Davide dopo la morte di Salomone, al re assiro Assarhà ddon (680-669), attraverso i regni dei suoi predecessori Tiglat-Pilèser (745-727), Salmanà ssar (726-722), Sennà cherib (704-681). Essi coprono così la durata di circa trecento anni, che ovviamente non può essere quella della vita di Tobi, nonostante il ricorso allo stile autobiografico, puramente convenzionale.
1,5 Per questo vitello vedi 1Re 12,28 e nota relativa.
1,6 primizie: riguardo a queste offerte, vedi Es 22,28-29; 23,19; Nm 18,12-13; Dt 12,11-14; 14,22-29.
1,8 per gli orfani, le vedove e i forestieri: possibile allusione alla disposizione di Dt 14,28-29, che però è resa qui più meticolosa.
1,15 gli successe il figlio Sennà cherib: in realtà , l’immediato successore di Salmanà ssar fu Sargon (721-705).
1,18 al tempo del castigo: allusione a 2Re 19,35-37.
1,21 Achikà r: figura di politico saggio, giunto alla carica di ministro dei re assiri, protagonista di un antico romanzo orientale molto noto. Qui l’autore vuole idealmente ricollegarsi a questo personaggio, caratteristico della tradizione sapienziale internazionale, facendolo figurare come nipote di Tobi. Vedi ancora 14,10.
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Approfondimenti
1,1-2. Tobi è il protagonista della storia che sta per essere narrata. Di Tobi si dĂ l’albero genealogico con quattro antenati della sua famiglia o clan. Egli dunque è un vero, genuino Israelita, della tribĂą di Neftali. Sotto il grande re nemico di Assiria, Salmanassar V (727-722 a.C.) fu fatto prigioniero e deportato. Questa è dunque la storia dolente di un vero Israelita in esilio. Il suo nome in greco è TĹŤbeit, che rende l'ebraico áąĂ´by che significa «JHWH è il mio bene».
1,3-22. Tobi fa un bilancio della sua vita designando le due virtù distintive ch'egli ha sempre seguito; la «verità » o fidatezza e la giustizia. Sono due disposizioni del cuore, ma anche una condotta concreta che si manifesta nelle «elemosine», termine che indica la solidarietà effettiva, verso i connazionali prigionieri con lui a Ninive, capitale assira.
I vv. 4-8 riguardano la vita di Tobi in Israele. Nel 922 a.C., Geroboamo I, re d'Israele, stabilì santuari a Dan e Betel in sostituzione di Gerusalemme. Non solo la tribù di Neftali, ma anche «tutti i miei fratelli» (v. 5), ossia tutte le tribù, immolavano al vitello di Geroboamo. Ma secondo la legge di Dt 12,1-28, Gerusalemme era «la sola città scelta per i sacrifici» (v. 4). Come si vede, la condotta di Tobi si differenzia e si contrappone a quella di tutte le tribù: egli va pellegrino a Gerusalemme, in «obbedienza a una legge perenne» (v. 6), per offrire le primizie (cfr. Lv 27,30-33; Nm 18,21-32; Dt 14,22-29), seguendo rigorosamente l'interpretazione postesilica della legge (v. 7). Tobi era rimasto orfano di padre ed era stato allevato ed educato dalla nonna paterna (v. 8), Debora, che gli aveva inculcato l’osservanza rigorosa della legge di Mosè, in particolare la cura degli orfani, delle vedove e dei forestieri. Con loro condivideva la terza decima. In un secondo squarcio sulla sua vita, Tobi fa conoscere un altro aspetto della sua pietà . Da adulto egli seguì la legge dell’endogamia sposando Anna, «una donna della mia parentela» (v. 9; cfr. Gn 24; 28; 29 e Gdt 8,2). Il figlio Tobia è segno della fecondità e della benedizione di Dio.
I vv. 10-14 aprono un terzo scenario: la religiosità e il successo di Tobi a Ninive. Diversamente da tutti i suoi connazionali, egli non mangia i cibi dei pagani e osserva le leggi ebraiche sui cibi (cfr. Lv 11,1-47; Dt 14,3-21). La fedeltà alla legge di Dio è “ricompensata” con il successo e la carriera politica: l’Altissimo stesso lo “introduce” alla corte di Salmanassar, per trattare i suoi affari quale uomo di fiducia. Prosperando anche i propri affari, Tobi poté così depositare a Rage di Media, presso il suo parente Gabael, la somma di 10 talenti d’argento. Tale denaro avrà una funzione importante nella storia successiva.
I vv. 15-22 dipingono un quarto quadro con due pannelli contrastanti: Tobi è l’antagonista di Sennacherib, che non è figlio di Salmanassar V, bensì di Sargon (721-705 a.C.) al quale succedette nel 705 a.C. Assarhaddon fu re dal 680 al 669 a.C. Achikar è un personaggio leggendario di un racconto popolare assiro. I frammenti aramaici di questo racconto sono del secolo V a.C. Che Tobi abbia visto la divisione del regno di Salomone (ca. 930 a.C.) e muoia, a 112 anni (14,2), poco prima della distruzione di Ninive (612 a.C.) è assurdo. Ma queste e altre incongruenze e assurdità storiche e geografiche (cfr. ad es. 5,6: Ecbatana dista 300 km da Rage e, a quei tempi, occorrevano più di due giorni di viaggio) sono un segno evidente che la storia di Tobi è un “romanzo”, racconto fittizio, non storia. Ciò che importa, in questo brano, è tratteggiare la figura esemplare di un autentico Ebreo, in contrapposizione al re assiro, crudele e sanguinario. Sennacherib rese le strade inaffidabili e pericolose (v. 15), fece morire molti Giudei (v. 18) proibendo la sepoltura dei loro cadaveri, voleva mettere a morte anche Tobi, di cui confiscò tutti i beni (v. 20); ma infine subì una morte violenta, ucciso addirittura «da due suoi figli» (v. 21). La condotta di Tobi è l’opposto: egli è solidale con quelli della sua gente, specie con i più bisognosi (v. 16); seppellisce i morti con rispettosa cura. Tobi pratica le opere di misericordia corporale con eroismo, rischiando la morte, fino a perdere tutti i suoi beni e restare solo con Anna e il figlio Tobia (v. 20). La sua fede è operante nella solidarietà con quelli del suo popolo che sono perseguitati. Pur essendo leale servitore del re straniero, Tobi è costretto alla fuga (v. 19). Il v. 18 allude al tentativo di conquistare Gerusalemme, nel 701 a.C., da parte di Sennacherib «bestemmiatore», empio idolatra, che un «castigo» divino misterioso (cfr. 2Re 18,13-19,37) costrinse a ritirarsi dalla Giudea. Con il re Assarhaddon e il funzionario Achikar, suo parente, Tobi può ritornare a Ninive (v. 22). Gli incarichi e i ruoli esercitati da Achikar sottolineano il suo potere a corte, anche a favore di Tobi. Dio dunque guida la vita di Tobi e gli dà successo.
(cf. ANTONIO BONORA, Tobia – in: La Bibbia Piemme, Casale Monferrato, 1995)
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